Mirko Carretta ❤ Carolina Mauro

di Claudia MARRONE
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Mirko Carretta, attaccante classe 1990 bandiera del Matera, squadra dove milita attualmente. Il bomber nasce però calcisticamente tra le fila del Gallipoli, compagine della sua città, e subito dal suo esordio tra i pro, ha a suo fianco l’allora fidanzatina – al tempo erano giovanissimi! – che oggi si è diventata sua moglie. Una storia coltivata e cresciuta negli anni, una famiglia che si è allarga. Ed è proprio Carolina Mauro, la dolcissima lady Carretta, che ai lettori di TuttoLegaPro.com racconta la loro storia d’amore.

Carolina, come vi siete conosciuti tu e Mirko?

“Io e mio marito ci siamo conosciuti tramite un amico in comune nel 2007, nella nostra città, Gallipoli. Siamo coetanei, quindi di vista più o meno ci conosciamo da sempre, ma quello di 9 anni fa è stato un vero e proprio colpo di fulmine…tanto che chiedemmo il numero l’uno dell’altra in contemporanea!”.

Siete quindi già sposati…

“Si, ci siamo sposati in comune il 29 giugno dell’anno scorso, poi, non appena nostra figlia Anita camminerà, ci sposeremo anche in chiesa. Ma per adesso è presto, ha solo due mesi”.

Mi lanci subito un assist: che tipo di padre è Mirko?

“Bravissimo, è un padre molto amorevole e dolce, anche se è già geloso della bambina, ha già precisato che non dovrà avere fidanzati, starà sempre con noi. Forse non si ricorda che anche sua moglie era figlia…” (ridiamo, ndr).

Una piccola dimenticanza possiamo concedergliela. Ma dicci: pregi e difetti?

“Mirko è un bravo ragazzo, troppo buono, e alle volte questo diventa anche un difetto, perché dovrebbe leggere tante situazioni con occhi diversi. Il grande difetto suo, comunque, è la testardaggine: quando si mette in testa una cosa deve farla per forza, non c’è scampo. Come il voler far famiglia!”.

Però possiamo dire che su questo ha avuto ragione, è andata bene!

“Si, devo riconoscere che ha avuto ragione!”. 

Però fino ad adesso che eravate in due forse vi muovevate meglio, adesso con la bimba i vari spostamenti potrebbero essere più problematici. Per te è un problema l’eventuale giro d’Italia che a volte il calcio obbliga a fare?

“Sono ormai anni che quando ci muoviamo, anche semplicemente da Matera a Gallipoli, dobbiamo muoverci con un camion! (ride, ndr). Prima di Anita c’era già Brando, il nostro labrador di 46 chili…muoversi con lui non era semplice, ma ci ha sempre seguiti, anzi, era anche con noi in Puglia quando è nata la bimba. Ma da due settimane siamo tornati tutti a Matera, è davvero una città che abbiamo nel cuore: i nostri momenti migliori li abbiamo vissuti li, Brando lo abbiamo preso li e anche Anita è stata concepita proprio a Matera”.

E anche gli anni migliori di Mirko, calcisticamente parlando, son stati quelli in biancazzurro?

“Penso proprio di si, anche nella sua prima esperienza (stagione 2009-2010, ndr), dove segnò 10 gol, vinsero i play off e la Coppa. Però anche il suo esordio tra i pro fu bellissimo, perché fu con la maglia del Gallipoli, la squadra della nostra città: ricordo ancora che per strada ci fermavano tutti, io ancora non realizzavo che lui davvero avrebbe potuto fare il calciatore di lavoro. E un altro aspetto emozionante fu la dedica che mi fece per questo debutto, al quale poi son seguite le tante dediche dei gol”.

Mancano però le dediche ad Anita…

“E’ vero, l’ultimo gol lo ha segnato poco prima che la bimba nascesse, e una sorta di dedica c’è stata, si è messo il pallone sotto la pancia. Vediamo adesso che succederà…”.

Magari l’intervista porterà fortuna.

“Lo spero, lunedì sera vi farò sapere!”.

Da tutto ciò deduco comunque che il calcio non ha mai influenzato la vostra vita di coppia. Sbaglio?

“Assolutamente no, non sbagli. Anzi, per certi aspetti credo che il calcio abbia reso ancora più viva la nostra relazione, ci ha permesso di vedere tanti posti, di conoscere gente e di conoscerci meglio, la distanza ha rafforzato il nostro rapporto. Io prima studiavo, quindi non ero con lui, ho iniziato a seguirlo solo a gennaio dell’anno scorso, quando comunque, crescendo, le nostre esigenze sono cambiate”.

Ma a te il calcio piace?

“Si, abbastanza. Prima non lo seguivo molto, ma poi con Mirko ho imparato tante cose, è stato un buon maestro. E ora so che mi chiederai la regola del fuorigioco…”.

Fregata, per stavolta saltiamo, parliamo di Anita: è già stata allo stadio?

“Per fortuna, preferisco parlare di pannolini che di fuorigioco, mia figlia mi ha salvata! (ridiamo entrambe a crepapelle, ndr). E per ora lei non è ancora andata allo stadio, ma Mirko vorrebbe portarla presto in campo con lui”.

Veniamo un attimo a un lato più materiale: qual è il regalo più bello che ti ha fatto?

“I regali più belli ce li siamo fatti insieme, prima il nostro cucciolone Brando e poi la nostra bimba Anita: anche Brando lo amiamo davvero come fosse un figlio. Poi di materiali ce ne sono stati tanti, ma non belli così”.

C’è qualcosa in particolare che vuoi dirgli tramite questa intervista?

“E’ disarmante questa domanda! Da quella sul fuorigioco mi son salvata, non posso salvarmi in corner, tanto per rimanere in tema anche stavolta???”.

No, stavolta nessun salvataggio in extremis: a te la parola!

“Voglio dirgli che sono orgogliosa di lui sia come marito che come calciatore, e che lo amo più del primo giorno, perché adesso è un amore più consapevole”.


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