Cristian Bucchi ❤ Roberta Leto

di Claudia MARRONE
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“Ho sposato un calciatore”: questo il titolo della nostra rubrica. Ma per questa puntata…piccola eccezione: “Ho sposato un allenatore”! Si, perché Roberta Leto un calciatore lo ha sposato, ma adesso il suo Cristian Bucchi ha cambiato veste e siede sulla panchina della Maceratese, squadra al momento terza in classifica del Girone B di Lega Pro! Classe 1977, una carriera da giocatore che lo ha visto protagonista principalmente nella massima serie di calcio,  ma un occhio sempre buttato sulla televisione: dove un giorno, quasi 10 anni fa, vede la sua futura moglie, la bella e simpatica Roberta, che ai lettori di TuttoLegaPro.com racconta la loro storia d’amore.

Roberta, come vi siete conosciuti tu e Cristian?

“Io e mio marito ci siamo conosciuti nel 2007 tramite amici in comune. Lui mi aveva vista in tv, io al tempo partecipavo al programma “Uomini e Donne”, ma quando poi lui ha saputo che mi ero lasciata da quello che allora era il mio fidanzato ha chiesto agli amici…e così è nato tutto”.

Già preventivando anche il fatto che, una volta appese le scarpette al chiodo, sarebbe rimasto nel mondo del calcio?

“Si, io già me lo aspettavo, ma è stata comunque una decisione presa in famiglia. Ci siamo confrontati tutti insieme perché comunque io e i bimbi lo abbiamo sempre seguito, quindi dovevamo valutare il tutto: questo è stato il primo anno che non ci siamo trasferiti con Cristian, siamo rimasti a Cesena”.

Avete comunque girato molto, come mai la decisione di fermarvi?

“Abbiamo tre figli, Emma che ha 14 anni, Nicolò 7 e Mathias 4: adesso che sono grandi e vanno a scuola è più faticoso spostarsi e fargli cambiare spesso abitudini, a maggior ragione perché la vita dell’allenatore è ancora più precaria di quella del giocatore. Non sai mai se il percorso intrapreso potrebbe interrompersi prima del previsto, è difficile preventivare come può finire”.

I vari spostamenti vi hanno comunque regalato belle esperienze o è stato un problema girare l’Italia?

“Io adoro girare, anche se non aver la famiglia vicino alla lunga pesa, perché comunque a livello umano perdi dei punti di riferimento, le amicizie che nascono spesso sono solo di circostanza. Ma ci sono posti che ho ancora nel cuore, come a esempio Napoli e la costiera, li ho trovato tanto calore umano, che per me, essendo del Sud, è fondamentale”.

Ma veniamo al lato umano: che tipo di padre è tuo marito?

“Sia lui che i bambini soffrono molto la lontananza, quindi quando è con loro è davvero molto presente, si perde tanto e li segue in tutto. Come papà voto 10!”. 

E come uomo? Adesso pregi e difetti…

“Partiamo subito dai difetti! E’ petulante e precisino, cosa che io non sono, ma allo stesso tempo è dolce, affettuoso, coccolone e rispetta molto i miei spazi, anche se alle volte è un pochino geloso, ma la sua non è la gelosia stupida, è sana. Basta però non parlare di calcio, su quello non si può dir nulla. E un piccolo rimprovero voglio farglielo: è troppo coccoloso con Tiberio, il mio cane…che è mio, me lo ha regalato mio fratello! (ride, ndr)”.

Di calcio allora parliamone noi, Cristian per ora non ci sente…anche se leggerà, ma a cose fatte! Però è domanda generica: quale pensi sia stato il suo momento calcistico più bello? Sia da calciatore che da allenatore.

“Come calciatore la stagione più bella credo l’abbia vissuta a Modena, non solo perché si trovava benissimo con società e compagni, ma anche perché riuscì a diventare capocannoniere di Serie B (stagione 2005-2006, ndr), e poi quando con il Napoli  ottenne la promozione in Serie A nell’annata 2006-2007. Da allenatore, invece, lo vedo davvero molto soddisfatto quest’anno: ha avuto modo di far vedere il lavoro suo e del suo staff. E ora aspettiamo la fine del campionato”.

Una vita quindi con il pallone. Ma il calcio ha mai influenzato la vostra vita di coppia?

“No, anche se ha i suoi pro e i suoi contro. Magari da fuori può sembrare che esser la moglie di un giocatore sia figo e non abbia complicazioni, ma alla fine ci sono invece tante componenti che un po’ pesano, come a esempio la lontananza o il non poterci passare alcune feste se coincidono con le partite. Poi per me i sacrifici sono stati relativi, alla fine essendo sempre stata con lui non lo vedevo solo nei giorni di ritiro”.

Ma lo seguivi anche prima di conoscerlo?

“No, anche se ho dovuto sopportare un’infanzia con la parrucca di Gullit perché mio papà è milanista e quando c’era da festeggiare mi vestita esattamente come il suo idolo! Probabilmente da li ne è scaturito un trauma! (ridiamo, ndr) Ma comunque il calcio è sempre stato un po’ di famiglia, proprio mio papà ha giocato a buoni livelli in Svizzera, prima a Locarno e poi Zurigo”.

Quindi comunque con le regole dovresti esser ferrata: spiegaci quella del fuorigioco…

“Si, più o meno le so le regole…però ammetto che quando mio marito giocava per lui non era mai in fuorigioco!”.

Niente da fare, non ti salvi in corner…giusto per rimanere in tema! Spiegaci la regola del fuorigioco!

“Proprio spiegare??? (ridiamo, ndr) E’ fuorigioco quando al momento di un passaggio la posizione dei giocatori di una squadra oltrepassa la linea immaginaria fatta dagli avversari”.

Ci siamo! Domanda più facile, ma sempre inerente ai gol: quante dediche ti ha fatto?

“Ricordo quella che mi fece a Bologna, quando giocava contro il Cesena: si mise la palla sotto la pancia, io ero incinta. Poi chissà, magari alla fine di questa stagione ci saranno altre dediche, anche nella veste di mister…”.

Veniamo invece ai regali: qual’è il più bello che ti ha fatto?

“Di regali belli me ne ha fatti tanti, ma la sorpresa più bella è stata quando mi ha chiesto di sposarlo. Se devo scegliere qualcosa, sì, scelgo quello come regalo!”.

Classica proposta?

“Per nulla. Mi portò all’aereoporto di Napoli, dove aveva prenotato un elicottero che ci ha portato sulla Costiera Amalfitana, e a Ravello mi ha chiesto di sposarlo: aveva prenotato un posto tutto per noi, e ha fatto persino scendere la neve artificiale e i fuochi d’artificio, con tanto di proposta in ginocchio. E’ anche per questo che abbiamo nel cuore quei luoghi, li ci siamo conosciuti e li ci siamo sposati il 21 giugno 2009”.

Una bella dedica la merita! C’è qualcosa in particolare che vuoi dirgli tramite questa intervista?

“Voglio prima di tutti augurargli, per la persona che è, di ottenere tanto nella sua carriera, anche da allenatore, la passione e la voglia che mette nel suo lavoro sono encomiabili. E poi voglio dirgli che è straordinario”.


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