ESCLUSIVA TLP - AlbinoLeffe, ds Giacchetta: "Play-off? Giusto traguardo per un gruppo di uomini veri con un grande mister. Venezia in B, il Parma ha pagato la pressione. E sulla Reggina..."

di Sebastian DONZELLA
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Dopo due anni fatti di retrocessioni e ripescaggi, l'Albinoleffe sembra finalmente essersi ripresa. Al punto che i lombardi, virtualmente salvi con due mesi d'anticipo, sono in piena corsa per un posto nei play-off. Uno degli artefici della rinascita bluceleste è il direttore sportivo, Simone Giacchetta, che TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva.

Siete ottavi in classifica, con quattro punti di vantaggio sulla prima esclusa dalla zona play-off. Un risultato notevole, il migliore fin qui in stagione.

"Per la prima volta occupiamo una posizione di gratifica molto gratificante che ci vede al'interno dei primi 10 posti. E' un traguardo entusiasmante ed esaltante che ci motiva ulteriormente in vista del rush finale. Grande merito va ai calciatori e a mister Alvini che hanno saputo trovare subito l'amalgama, visto che in estate gran parte della rosa è stata rinnovata. Adesso l'appetito vien mangiando, il sogno play-off non è più una chimera. Se dovessimo disputarli dovremo però tenere presente che si tratterà comunque una fase di crescita e non un traguardo definitivo perché questa società ha il dovere di non accontentarsi mai".

La salvezza, obiettivo stagionale, sembra ormai archiviata...

"E' un campionato molto particolare in un girone difficilissimo. Diciamo che 43 punti sono una quota importante per dire che siamo quasi salvi. Virtualmente abbiamo raggiunto la salvezza, nella realtà manca pochissimo. Domenica avremo uno scontro molto importante contro il Modena. Lì capiremo quale potrà essere il nostro obiettivo finale. Di sicuro non dobbiamo bearci di quanto fatto. Ma sono sicuro che questo non accadrà perché questo gruppo ha una grande modestia e una grande costanza".

Cosa è cambiato rispetto al passato recente?

"Non essendoci stato nelle annate precedenti non saprei dire. So che quest'estate siamo partiti con grandissimo entusiasmo, cercando di dare il meglio di noi stessi. Chiamando me, la gestione tecnica è stata modificata rispetto al passato: ho cercato di cambiare , prendendo gente motivata e bisognosa di fare bene e che veniva da delusioni precedenti. Questo ci ha unito ancora di più".

Quest'annata avete rivitalizzato tanti giocatori in rosa...

"Come rendimento in realtà non mi sorprende nessuno dei miei calciatori perché ho scelto solo chi conoscevo, sapendo quello che potevano dare. Non solo sul piano sportivo ma anche su quello umano: vorrei sottolineare il comportamento altamente professionale di tutti loro che hanno accettato l'Albinoleffe prima del ripescaggio. Il club, a inizio agosto, era stato escluso in prima battuta dal professionismo: in attesa del giudizio del CONI sono rimasti tutti ad allenarsi, nonostante avessero richieste da altre società. Si sono dimostrati uomini prima che calciatori. Gli dico grazie".

Il tutto con un mister, Alvini, alla prima esperienza lontano dalla Toscana...

"Nella scelta del tecnico ha inciso molto il suo carattere e le sue conoscenze da professionista. Sapevo del suo grande entusiasmo e della sua voglia di fare. Aveva la necessità di staccarsi dall'ambiente toscano e abbiamo scelto di puntare su di lui. Il suo non è un compito semplice, perché parliamo di un club che qualcuno recluta piccolo ma che ha disputato 10 anni di Serie B sfiorando anche la massima serie. Il mister sta dimostrando tutto il proprio valore, valorizzando al meglio i giocatori".

Tra i segreti dell'Albinoleffe vi è una difesa di ferro: solo tre corazzate come Padova, Reggiana e Venezia hanno subìto meno reti di voi...

"Avere la quarta miglior difesa è uno dei motivi della nostra classifica: la compattezza difensiva è un valore fondamentale nel calcio. Ma non siamo una squadra che si chiude, anzi: spesso passiamo le partite nella metà campo avversaria e subiamo poco perché attacchiamo tanto".

Il Venezia ha già vinto il girone?

"I lagunari hanno un margine che permette loro di essere ancor più motivati per questo sprint finale. Non possono gestire il vantaggio ma sono comunque nettamente favoriti per il successo. Il Parma dovrà provare a riprendersi il secondo posto ma non sarà facile con un Padova così coriaceo. Quello ducale è un club che si porta dietro un nome e una tradizione importante. Non è facile disputare un campionato di Lega Pro doverosamente da protagonista assoluto: la pressione è tanta, vincere non è mai facile quando in B ci va solo una. E il Parma questa pressione l'ha pagata". 

La lotta salvezza, invece, è molto meno definita...

"La situazione è aperta a qualsiasi scenario. Non c'è una predestinata per la retrocessione anche se l'Ancona vive una crisi societaria e tecnica che la mette più in difficoltà delle altre, Ma i dorici possono ancora salvarsi e nessuno può sentirsi al sicuro: Forlì, Modena e Mantova erano riuscite a risollevarsi ma poi sono state risucchiate di nuovo nella lotta mentre il Lumezzane e il Fano, che sembravano spacciate, sono lì che lottano. E non dimentichiamoci del Teramo che ha una squadra molto attrezzata, sicuramente non da play-out".

A proposito di Ancona, i biancorossi, insieme alla Maceratese, hanno problemi economici acclarati. Reputa giusto permettere a giocatori che non ricevono lo stipendio da mesi di poter scendere in campo?

"Premetto che non ho nulla verso tifosi e calciatori di queste squadre. Anzi, auguro loro di tornare ad alti livelli, visto che i dorici hanno un'importante tradizione mentre la Rata, solamente un anno fa, lottava per la promozione in Serie B. Però è fastidioso avere un sistema che permette di iscrivere squadre senza avere le giuste tutele e garanzie. E' una sorta di doping anche questo: gli impegni devono essere onorati durante la stagione, non esiste avere penalizzazioni nelle annate successive. E poi non bisogna sottovalutare che, paradossalmente, i calciatori si rafforzano nelle difficoltà, La Maceratese, ad esempio, sta dimostrando di essersi compattata e sta giocando le partite onorando al massimo il campionato. Però così non va bene, siamo tutti professionisti e dobbiamo essere tutelati. Non è un livello, il nostro, da contratti milionari. Il sistema è da rivedere ma vedo che qualcosa sta iniziando a muoversi. La mia speranza, comunque, è che i due club riescano a risolvere le rispettive situazioni al più presto e nel migliore dei modi perché meritano di rimanere nel professionismo".

Chi rischia molto è anche la Reggina, sua ex squadra per oltre 15 anni, da calciatore e dirigente...

"La Reggina è il mio grande amore, questo è fuori discussione. La seguo da lontano perché non frequento l'ambiente reggino. Mi dispiace vederla nuovamente in grave difficoltà in un campionato di Lega Pro che è il minimo che debba disputare. Con la tradizione e il blasone che ha, la Reggina deve recitare un ruolo da protagonista: parliamo di una città che vive per il calcio e di una tifoseria stupenda. Auguro loro di evitare i play-out anche perché ce l'hanno messa tutta per riportare la squadra tra i professionisti. Quest'anno l'obiettivo è la salvezza ma in futuro questo non basta, servirà fare qualcosa di più: 10 anni di Serie A, portando in giro per l'Italia la calabresità, non si dimenticano".


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