Un capo forte per salvare il calcio da canaglie e fuorilegge

di Vittorio Galigani
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Le elezioni federali, con il duello tra Tavecchio e Abodi, occasione per ridare al movimento la credibilità sotterrata da chi ignora le regole (e chi glielo consente). Ho sempre sostenuto, anche da queste pagine, che nel calcio non esistono santi. Anche io, in tanti anni di carriera, non ho mai avuto la presunzione di considerarmi tale. Con un distinguo, in ogni caso. Ho sempre saputo tenere, a grande distanza, imbarazzanti situazioni di illeciti e di calcio scommesse. Un vanto non da poco, valutando i tanti, intrusi, abusivi e squalificati che oggigiorno imperversano, maldestramente, nell’industria del calcio. Tutti causando danni irreparabili al sistema.

Intrusi, abusivi ed inibiti a cui è permesso esercitare, sfacciatamente alla luce del sole, nel dispregio di tutte le norme. Si contano tra i dirigenti, i collaboratori sportivi ed i tecnici. Tutto sfacciatamente alla luce del sole, appunto, nel completo disinteresse degli Organi preposti al controllo. Ai miei tempi per il solo interloquire con persona colpita da squalifica si attivava la Procura Federale e scattava il deferimento.

Esempi? Si verificano, a tutt’oggi, in Ancona, dove imperversa con i media del territorio un improponibile consulente esterno. Recita a soggetto con  esternazioni che surrogano in toto la proprietà . E’ successo sino a pochi giorni addietro a Messina con altro personaggio gravato di pesante inibizione che frequentava abitualmente gli ambienti di squadra e Società.

Guarda caso Ancona e Messina assieme ad Agrigento, Macerata e Mantova sono tra i club in maggiore sofferenza di tutta la Lega Pro. Il Como, dichiarato da tempo fallito, non riesce a trovare acquirenti. I problemi legati alla Coam, proprietaria del 54 per cento del capitale sociale, e la mancata ricapitalizzazione da parte del presidente Bacci, potrebbero mettere a rischio il futuro della Lucchese. A Mantova, per evitare sanzioni, la vecchia proprietà si sta tuttora accollando oneri finanziari riconducibili ai tesserati. A Messina velleitari pretendenti all’acquisto del club si disperdono nelle acque dello stretto. Nelle altre piazze si vive a livello di guardia, nel timore di non poter far fronte alle scadenze imposte dai regolamenti. La Società dell’Akragas, obbligata a contenere le spese di gestione, ha rivoluzionato la squadra e manderà in campo, sino al termine della stagione, un manipolo di “ragazzini”. Il 16 febbraio risulta essere l’ultimo giorno utile per il pagamento ai tesserati degli emolumenti di novembre e dicembre scorsi e relativi oneri riflessi. Non tutti saranno in grado di farlo. Scatteranno deferimenti e penalizzazioni.

Appare evidente che maglie di controlli, forse troppo larghe, hanno permesso l’iscrizione a club non perfettamente in linea con le norme. Come che, per un verso o per l’altro, le classifiche, alla resa dei conti, risulteranno falsate.

L’affanno finanziario, per usare un termine “gentile”, non si limita alla Lega Pro. Vede protagoniste anche alcune società di serie B. Tra queste Cesena, Vicenza, Avellino e Latina  accusano situazioni di bilancio niente affatto rassicuranti. Sui nerazzurri laziali, gravati tra l’altro da una ingente massa debitoria nei confronti del fisco, pende anche richiesta di fallimento.

Che tutto cambia, ma nulla cambia, anno dopo anno, non è soltanto una sensazione. Si cercherà di ovviare, nel prossimo triennio, con l’innalzamento della qualità. Rispettando i parametri imposti dalla sostenibilità. In Lega Pro lo prevede il Rating proposto nei giorni scorsi dal management di Gabriele Gravina. Un progetto valoriale che ci si auspica possa essere applicato nei dettagli. Soprattutto che ci siano riscontri positivi nella volontà reale di applicarlo. In tutte le serie e categorie. Il perché dei dubbi? Il Latina. Per quanto ci si possa sforzare, rimane estremamente difficile comprendere come la Covisoc, in estate, abbia potuto concedere, a quel club, il visto per il rilascio della Licenza nazionale.

Gravina ha previsto in tre anni il raggiungimento del risultato ottimale di adeguamento ai valori richiesti. Una sfida per tutti i club. Facciamo il tifo con lui, anche se il taglio al format, dovuto alle carenze delle strutture societarie, delle risorse finanziarie e degli impianti di diversi club, appare inevitabile.

Nell’ottica del risanamento del sistema, il prossimo quadriennio risulterà determinante. Sulle volontà e sui metodi. Il prossimo 6 marzo si va alle elezioni del nuovo presidente federale. Tavecchio spera nella riconferma. Abodi, il suo antagonista, ha sciolto la riserva. A breve conosceremo le linee programmatiche di entrambi. Le strategie, nel presente, concedono vantaggi al presidente in carica.

Calciatori (pro Abodi) ed allenatori non concordano nelle loro scelte. Le due anime tecniche del sistema si sono messe a contrasto. Una brutta storia che sarebbe stata preferibile evitare. Le espressioni di Renzo Ulivieri per conto della sua associazione, presentatasi totalmente compatta, meritano attenzione. Una inversione di rotta rispetto al passato che non può passare inosservata. Evidentemente Tavecchio si è fatto garante, più di Abodi, sul rispetto delle richieste avanzate a protezione della categoria. Una maggior tutela dei tantissimi allenatori che operano tra i dilettanti porta ad una inevitabile “collaborazione” con Cosimo Sibilia presidente di settore recentemente eletto.

Bisogna riconoscere le capacità politiche di Carlo Tavecchio. L’aver collocato nelle giuste caselle alcune tessere del mosaico lo da al momento per favorito. Risulta dalla sua anche la Divisione del calcio a 5. Non si possono però escludere colpi bassi. Il tentativo estremo, operato sino alla vigilia delle elezioni, di accaparrarsi i favori di qualche “franco tiratore”. Nell’uno e nell’altro versante. Un esercizio che preferiremmo fosse evitato. Per quella logica che vorrebbe ci si misurasse sulla concretezza delle idee e sulla attuabilità dei progetti. Non sulle persone.

Accantonando le pressioni sui singoli, le invadenze e gli interventi arbitrari. Un  presidente eletto da una maggioranza striminzita e limitato nei movimenti,  non gioverebbe certamente alla causa del calcio. 

Sì, perché occorre un “capo” veramente forte. In grado di fare le riforme e soprattutto capace, con un buon “dribbling”, di saltare i tanti raddoppi di marcatura!

 


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