Stop dell’Antimafia in C e D: una scommessa persa per lo Stato. Gli esclusi dal corso per Direttori Sportivi sono in fermento. Occorre far chiarezza.

di Vittorio Galigani
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Vittorio Galigani
Vittorio Galigani

La Commissione Antimafia avrebbe già deciso. A breve, sulle partite della Serie C e della D, non si dovrebbe/potrebbe più scommettere. La decisione sarebbe maturata al termine delle audizioni/consultazioni con le più alte cariche dello Stato e dello sport italiano.

A dire il vero non sarebbe soltanto quella la decisione assunta. Rientrerebbero nel progetto anche la lotta contro il “bagarinaggio”, la guerra all’estorsione nei confronti dei club, la volontà di munire gli stadi di celle di sicurezza in considerazione del ripristino del reato di arresto in flagranza differita. Nel contesto, nel progetto di miglioramento globale del sistema calcio, ha acquisito importanza basilare anche il protocollo, stipulato con il Ministero dell’interno, finalizzato ad accertare informazioni in ordine ai soci e soggetti acquirenti Società di calcio. Un approfondimento per poter verificare se gli stessi siano in possesso della indispensabile certificazione antimafia.

Nel merito, un tema di grande rilevanza è quello delle scommesse. Negli ultimi tempi la collaborazione tra le Procure (della Repubblica e Federale) ha offerto buone risultanze nel contrastare il fenomeno delle scommesse “taroccate”.

Le scommesse rappresentano un riferimento determinante nelle iniziative illecite della criminalità organizzata. E’ stata accertata l’esistenza di organizzazioni internazionali, occulte, aventi lo scopo, in alcuni casi la capacità, di “indirizzare” l’esito delle partite. Su questo fenomeno si è concentrata l’attenzione degli Organi preposti e della Magistratura, con particolare riferimento alle segnalazioni di giocate anomale. Da qui e non solo, la proposta della Commissione Antimafia di contrastare l’attività di gruppi criminali nel settore delle scommesse (controlli soggettivi sui concessionari di giochi pubblici, tracciabilità delle vincite in funzione antiriciclaggio, possibilità di effettuare intercettazioni, anche telematiche ed altro ancora).

Movimenti economici milionari, di grande rilevanza, sono alla base degli interessi delle organizzazioni criminali che ruotano attorno al mondo dello sport, in particolare del calcio. La legalizzazione delle scommesse ha dato la possibilità, al mondo della criminalità, di infiltrarsi anche nelle Società di gestione del gioco. Sarebbero stati utilizzati centri di raccolta esteri collegati a paradisi fiscali ed a Nazioni con le quali vi è poca collaborazione internazionale. Facendo in tal modo lievitare, in maniera imponente, le possibilità di riciclaggio.

Si è accertato che la possibilità di scommettere su molteplici combinazioni rende particolarmente difficile il controllo. Al fine di individuare eventuali situazioni di anomalia, anche durante le partite, ha offerto il suo valido contributo anche la Federcalcio. L’UISS (Unità informativa scommesse sportive) trasmette le segnalazioni alla Procura Federale (competente per avviare i processi sportivi) ed all’Autorità Giudiziaria. Si prevede per il futuro di intensificare ulteriormente i controlli con l’intento di superare le difficoltà, derivanti dalla globalizzazione, per l’elevato numero di scommesse che provengono dal mondo asiatico. Nelle more delle audizioni in Commissione Antimafia Carlo Tavecchio ha tra l’altro comunicato che la Federcalcio non rinnoverà il contratto di sponsorizzazione con Intralot.

La decisione della Commissione Antimafia, di abolire le scommesse per i campionati di serie C e D, è senza dubbio positiva negli intenti. Rimane comunque un primo passo, ci sarà la necessità di un percorso qualificato per ovviare alle tante altre situazioni anomale. Proprio per quanto sopra esposto non si può purtroppo credere che il provvedimento riuscirà a risolvere tutti i problemi legati al condizionamento dei risultati.

Uno degli ostacoli maggiori la globalizzazione. Sarà indispensabile combattere contro le infiltrazioni delle organizzazioni criminali che hanno enormi capacità di investimenti sulle scommesse in piattaforme di tutto il mondo.

Tradotto in “soldoni” si registrerà certamente una flessione, anche notevole, sul mercato nazionale. Un fermo economico che, tra l’altro, risulterà di nocumento anche per lo Stato. Meno circolante sulle scommesse nel territorio nazionale, meno introiti per le pubbliche casse. La criminalità organizzata, volendo, troverà sempre e comunque la possibilità di condizionare i risultati per andarseli  poi a giocare su piattaforme orientaleggianti o altrove. Gli infiltrati continueranno ad operare obbligando Forze di Polizia e Magistratura ad un lavoro improbo.

Il tutto in barba a tutti i divieti di scommesse imposti per la C e per la D.

Lunedì scorso è iniziato a Coverciano il Corso per Direttori Sportivi. Sono stati ammessi in 40. Sulla graduatoria e sulle modalità di ammissione, considerate ormai obsolete, si è sollevata più di una perplessità. Gli esclusi sono in fermento, alcuni di loro starebbero per chiedere l’accesso agli atti. Alcuni dei soggetti ammessi non sarebbero materialmente in possesso dei titoli necessari.

La documentazione richiesta per essere iscritti presenterebbe delle lacune. In periodo di riforme, sono già state imposte regole che disciplinano l’onorabilità dei presidenti e dei soci dei club, anche il regolamento di idoneità previsto per i Direttori Sportivi andrebbe rivisitato e rimodulato in tutte le sue sfaccettature. Con norme adeguate che stabiliscano con esattezza inderogabile i principi per essere ammessi all’esercizio della professione. Occorre per il prestigio e la credibilità della categoria, in riferimento al ruolo determinante recitato dai Direttori Sportivi all’interno del sistema calcio.

I Direttori Sportivi (come i Collaboratori alla gestione) escono con un diploma di specializzazione rilasciato dal Settore Tecnico. Non esistono successivi corsi di aggiornamento. Una colpevole carenza. Gli abusivi imperversano, con la complicità dei presidenti. La categoria è rappresentata, a livello nazionale, da due Associazioni (Adise e Adicosp), peraltro entrambe accettate per presa visione, ma non riconosciute, ufficialmente, dalla Federcalcio. Negli anni ci si è preoccupati più del proprio fondoschiena che degli interessi a tutela della categoria. I Direttori Sportivi sono infatti gli unici operatori del mondo del calcio non ammessi in Consiglio Federale. Neppure come uditori. Segnale evidente di una scarsa considerazione generale.

In un modo di pensare, tutto italiano, Adise e Adicosp anziché collaborare, per un comune interesse corporativo, si ignorano.

Sta a significare, come qualcuno direbbe, “l’acqua è bassa e la papera non galleggia!”


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