Sempre più aria di pulizia in Lega Pro. Carlo Tavecchio chiamato a respingere il fronte di chi vuole il ribaltone in Figc. Attenzione ai “franchi tiratori”

di Vittorio Galigani
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V. GALIGANI
V. GALIGANI

Era il 28 settembre scorso quando da queste pagine, prendendo spunto dalle dimissioni del Presidente del Collegio Sindacale della Lega Pro, auspicavo un cambiamento apicale sia a Firenze che in tutto il sistema calcio italiano. 

In  Lega Pro l’avvento dell’era Gravina è stata foriera di buoni risultati, anche se vi è ancora molto da fare.  Di sicuro non si hanno rimpianti per coloro che hanno gestito la terza serie per anni, portandola al noto, poco glorioso, commissariamento. 

Le conseguenze di quel disastro non sono ancora terminate. 

Il Presidente uscente del Collegio Sindacale, colui che avrebbe dovuto esercitare funzioni di controllo, ha avuto una reazione violenta al mio articolo, minacciando azioni legali. 

Sono rammaricato, ma è di queste ore la notizia di un nuovo filone d’inchiesta, portato avanti dalla Procura di Firenze, con un procedimento avviato nei confronti dell’ex presidente Mario Macalli (protagonista di una di una poco edificante uscita dal mondo del calcio) insieme ad altri protagonisti di quegli anni. 

Il reato che si ipotizza è, addirittura, di appropriazione indebita per 233.393 euro.

Sono certo che tutte le persone eventualmente coinvolte dimostreranno la loro innocenza, ma è la conferma che avevo fatto un valido lavoro, senza per questo diffamare nessuno. 

La Procura di Firenze sta marciando spedita verso la richiesta di un nuovo processo. Questa volta lo “schermo” dell’Ente privato che non ha permesso il processo per la nota vicenda dei marchi, per la quale Macalli è stato condannato in via definitiva dalla giustizia sportiva e dal TAR del Lazio, non potrà essere utilizzato. Si tratta infatti di un reato comune assai grave qual’è, appunto, l’appropriazione indebita. 

Oltre a Macalli risultano coinvolte altre persone. Una brutta vicenda che conferma la necessità di aria nuova. Con buona pace per chi si sente diffamato e che apre la strada a giudizi risarcitori in favore di tutti i soggetti danneggiati. 

La stessa aria di pulizia deve soffiare anche in Federcalcio, dove il prossimo 6 Marzo si celebrerà l’assemblea elettiva. 

Il Presidente Tavecchio, del quale Macalli era stato determinante nella sua  elezione, sta ora tessendo strategie da grande democristiano, nel tentativo di raccogliere nuovi consensi. Anche da componenti che storicamente gli erano avverse. Nella speranza di arrivare al bis.

Si voterà il prossimo 6 marzo. Appunto.

Il calcio italiano è lo specchio di un Paese in grande difficoltà e la nuova governance dovrà pensare, in primis, alle riforme da realizzare. Nel minor tempo possibile. Partendo magari da quella dei campionati professionistici e non. Proseguendo con la nuova Legge Melandri, le seconde squadre, le multiproprietà. Per concludere con tutti gli altri argomenti, di grande attualità, che interessano il sistema.  Sarebbe più che opportuno che la giustizia ordinaria non abbia più ad interessarsi, finalmente, di soggetti chiamati a dirigere il sistema calcio a livello nazionale.

Carlo Tavecchio, è giusto riconoscerlo, al di là delle iniziali “scivolate” sulle banane ed altri intoppi di varia natura, ha ottenuto, nel corso dell’attuale mandato, validi risultati. Ascoltando quel che raccontano i muri dovrebbe trovare su quelle scale che portano ai piani alti di via Allegri Andrea Abodi. Lo sfidante in pectore. Sembra ormai scontato debba essere lui l’antagonista che rappresenta l’agguerrita coalizione degli oppositori.

La poltrona si “gioca” sul gradimento delle varie componenti. In assemblea i valori vengono ripartiti tra il 34 per cento della Lega Nazionale Dilettanti, il 17 della Lega Pro, il 12 della serie A, il 5 della B, il 20 dei calciatori, il 10 degli allenatori ed il 2 degli arbitri.

La probabile scesa in campo di Walter Veltroni, candidato alla presidenza della Lega di serie A, agita gli animi. Non sarebbe gradita a Claudio Lotito, impegnato per consolidare il suo ruolo “apicale” in via Allegri. Il “Magno” ha (ri)scelto Tavecchio e lo sostiene con determinazione. In una recente uscita pubblica ha “suggerito” a Andrea Abodi di fare un passo indietro. Veltroni presidente della A orienterebbe buona parte delle preferenze della massima serie sull’attuale leader dei cadetti. In quel caso la posizione di Tavecchio potrebbe non essere più molto solida. Rimane però difficile pensare che Lotito molli l’osso senza reagire.

Ad oggi, considerando la possibilità di qualche “franco tiratore” tra i Delegati della Lega Nazionale Dilettanti come tra quelli della Lega Pro, Tavecchio ed Abodi sarebbero appaiati. Entrambi intorno al 45 per cento delle preferenze. Nella “bilancia” dei voti quello degli allenatori (che contano per il 10 per cento) potrebbe diventare un “ago” determinante. Renzo Ulivieri, presidente della associazione di categoria, chiede l’applicazione di norme inflessibili. Allenatori con i titoli adeguati in tutte le serie. Docenti qualificati anche a livello di base (scuole calcio). Tagliare di netto tutti gli intrusi e gli abusivi. Controlli capillari e sanzioni esemplari per club e tesserati che derogano ai regolamenti. Chi saprà offrirgli le maggiori garanzie ed attenzioni?

Il presidente eletto potrà governare con una maggioranza minima (51/52%)? Non è però questo il contendere. Giovanni Malagò al Coni vinse, all’alba dell’ultimo giorno, con un scarto di 5 voti, oggi, grazie al suo operato, gode della fiducia massima. Gabriele Gravina, alla prima tornata, prevalse per un voto. Oggi si è guadagnato il gradimento quasi totale. Tavecchio vinse al primo colpo con largo margine. Ora non è più così. Lotito aveva fatto un lavoro certosino coinvolgendo a piene mani Macalli. Oggi, con l’avvento di Gravina, gli equilibri sono cambiati.

Sarà un mese particolare. Nel quale ci si gioca tanto per il futuro del calcio nazionale. Abete rischia di uscire dall’Uefa, certamente non rimarrà con le mani in mano. Non escludo neppure l’ipotesi di “colpi” bassi. Il ruolo politico di Malagò potrebbe risultare determinante.

Tra uomini si usa dire che in guerra ed a letto non vi è rispetto. Attenzione però che le guerre lasciano sempre vittime in terra. 

 


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