Sanzionare i club per fermare i violenti. Rigore nelle iscrizioni per escludere i “moribondi”. Torni la fideiussione bancaria. Lotito, la scelta migliore per la Serie B

di Vittorio Galigani
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V. GALIGANI
V. GALIGANI

LA VIOLENZA - A farne le spese sono, al solito, i calciatori. Sta diventando una manifestazione (pessima) ricorrente. Specialmente nel meridione. Senza distinzione di categoria. Questa volta è toccata al portiere del Barletta (eccellenza pugliese) Gigi Moschetto. Barlettano doc. Con alle spalle una onesta carriera tra i dilettanti. Un bravo ragazzo che non viene neppure retribuito.  Cinque teppisti, incappucciati, gli hanno teso un agguato, lo scorso martedì sera, sotto casa. È dovuto ricorrere alle cure dei medici presso l’ospedale “Omiccioli” del capoluogo pugliese. Tutto avrebbe origine dalla sconfitta subita nell’ultima gara di campionato. Il derby contro la Vigor Trani. Il Barletta vinceva tre a zero a dieci minuti dall’inizio del secondo tempo. La partita è terminata con una sconfitta (4 a 3) maturata, inaspettatamente, negli ultimi minuti. Anche in questo caso la Società, quei dirigenti, avrebbero sulle spalle delle responsabilità. Inizialmente avrebbero pensato al “tutti a casa”. Successivamente  avrebbero stabilito di non far più indossare, alla squadra, le divise con i colori tradizionali. Ritenendo i propri calciatori colpevoli e non più degni di indossarle. Sarebbe stato uno dei motivi, scatenanti, dell’aggressione a Moschetto.

Una Società sui generis quella del Barletta, protagonista, sovente, di autogol clamorosi. Il calcio deve riuscire ad emarginare certi soggetti. Il sistema ha bisogno di dirigenti, con gli attributi, in grado di sostenere il confronto con i “teppisti” ( perché non possono essere considerati tifosi) infiltrati nelle curve. 

Emerge, dagli esempi di violenza dell’ultimo periodo, una necessità. Una decisione forte, utile per debellare il fenomeno. La Federcalcio deve essere in grado di applicare sanzioni esemplari anche sui Club. Molti dei quali intrattengono (colpevolmente) rapporti, per opportunità, con alcuni esponenti di quelle “frange” più violente. Ricorrendo anche, perchè necessario, alle penalizzazioni di punti in classifica. Si creerebbe un effetto domino che scoraggerebbe anche tutti coloro che sono meno portati al rispetto delle regole.

Occorrono “maniere” forti, non sono certo i ritardi nell’inizio della partite che possono impedire il dilagare quel fenomeno, inaccettabile, che sta “imponendosi”, brutalmente,  ben oltre la decenza del rispetto umano. 

LA SOSTENIBILITA’ - Uno dei punti cardine sui quali si basa il futuro del calcio della Lega Pro e non solo. Un modello di sviluppo con l’esigenza di conciliare crescita economica ed equa distribuzione delle risorse economiche. Recentemente Gabriele Gravina ha presentato un modello di rating che verrà attuato nell’immediato futuro e che dovrà incidere, in maniera determinante, sul rilascio delle licenze nazionali. Le esperienze di gestioni negative che si stanno vivendo in alcune piazze di serie B e di Lega Pro, per esempio Latina (recentemente fallito), Cesena, Vicenza,  Ancona e Macerata (se ne aggiungeranno certamente delle altre sino al termine dei campionati) insegnano che la forbice dei controlli, ad ogni inizio di stagione, dovrebbe essere ben più “affilata”. La palese dimostrazione che la cadetteria non può reggere i 22 club del presente come il format della terza serie non può essere composto dai sessanta attuali. 

La conferma che sorge la necessità di affidare ad un Ente terzo, all’uopo abilitato, la certificazione della bontà delle scritture contabili e dei numeri. La Lega Pro, nell’interesse proprio e dei club affiliati, deve necessariamente esimersi da quel compito. Chi non è in grado di adempiere agli obblighi derivanti dal rispetto delle norme deve scendere dal “carrozzone”. Chi dimostra di non saper operare nel rispetto di quel concetto di “sostenibilità” non deve fare calcio. Anche per evitare il teatrino del rincorrersi tra colpe e responsabilità, di vecchie e nuove proprietà. Come sta purtroppo accadendo nell’attuale. 

GARANZIE -  Con riferimento all’innalzamento dell’asticella della qualità da tempo preventivata. L’inizio della attuale stagione sportiva fu caratterizzato da una richiesta della serie B e della Lega Pro che “spingevano” affinchè fosse concessa ai club la possibilità di sottoscrivere, a diversità del passato, polizze fideiussorie con Compagnie assicurative, a garanzia del campionato e degli splafonamenti contrattuali. Si è rivelato un escamotage per favorire chi non disponeva, presso le banche, del necessario credito e della necessaria solvibilità. Il Consiglio Federale aderì alla proposta. Sappiamo tutti come è andata a finire. Un istituto, quello della fidejussione bancaria, che va ristabilito, in assoluto, con l’esclusiva storica del tempo che fu. Aiuterà ad escludere chi è in carenza finanziaria ed a limitare gli eccessi contrattuali.

FONDO FINE CARRIERA - Con la fine del quadriennio olimpico sono decadute anche tutte le cariche del Fondo Indennità Fine Carriera per calciatori ed allenatori professionisti, alla presidenza del quale c’era l’avvocato Catalano. L’associazione calciatori ha già fatto sapere che non gli rinnoverà la fiducia. La nomina del nuovo dovrà essere fatta da Carlo Tavecchio su segnalazione, “congiunta”, di Ulivieri e Tommasi. Avversari dell’ultima tornata elettorale che ora dovranno invece  tornare a dialogare. In considerazione dei comportamenti e le scelte del recente passato ci si auspica, nell’interesse comune, che tutto si risolva nel modo migliore. Il Consiglio è composto da sei membri, ogni Lega dovrà indicare il proprio componente. C’è da augurarsi che le scelte, rispetto al passato, vengano fatte in maniera oculata.

Il Fondo è poi titolare della Sport Invest S.p.a. La cassaforte di tutti i beni immobiliari dello stesso Fondo, dislocati tra Roma, Milano e Vicenza. Producevano nel 2011 ricavi per un fatturato di fitti pari a 2,4 milioni di euro. Ridottisi nel 2015 a soli 1,6(!?) ciononostante i costi per consulenze e per compensi agli amministratori sono rimasti inalterati. Circa 530 mila euro annui. Con buona pace di tutti.

SERIE B - Urge identificare il manager più idoneo che sappia dirigerla. Per risultati ottenuti in campo sportivo ed in ambito economico finanziario Claudio Lotito appare la persona più indicata. Ha risanato la Lazio, ha riportato in vita la Salernitana. Ha vinto trofei e campionati in entrambe le piazze. Deve convincere le “ritrosie” di alcuni oppositori non sempre inclini a convivere con i suoi metodi. Quisquiglie. Perché non ho mai trovato imprenditore, avveduto, rendersi morbido ed arrendevole nel momento in cui bisogna assumere decisioni. Lotito conosce, meglio di tanti altri, le regole. Come i tempi ed i metodi adottati dal sistema calcio. Proprio per questo è l’unico in grado di presentarsi, competitivo, ai tavoli istituzionali, per tutelare e difendere il potere economico della categoria. 

 

 


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