Nel “mercato”, diventato inutile, sguazzano abusivi e squalificati. Rating nuovo e inevitabile “dimagrimento” del format. Gli “hacker” del calcio fuori dal sistema

di Vittorio Galigani
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Si è conclusa senza “botti” la tornata invernale di calciomercato. Era tutto previsto. L’ennesima dimostrazione di quanto sia inutile tenere aperta per un periodo così lungo, sia in estate che in inverno,  la finestra della campagna trasferimenti. Nuoce a tutto il sistema. Dieci giorni nel periodo estivo ed altrettanti a gennaio sarebbero più che sufficienti. Ne beneficerebbero tutti, Società, addetti ai lavori ed allenatori. Principalmente questi ultimi. 

Una formula obsoleta che va cambiata in toto. Con l’evolversi della comunicazione è divenuta una fiera delle vanità. Una passerella inutile davanti alle telecamere, di tanti addetti e non, per riempire contenitori di poco interesse. Tante parole e pochi fatti. Che le operazioni, quelle più interessanti, si fanno sempre in altre sedi.

Per non parlare degli scarsi controlli e del poco rispetto delle norme. Anche nei giorni scorsi si aggiravano, nei saloni dell’hotel prescelto, personaggi non abilitati, abusivi e squalificati. Un esempio su tutti, che va evidenziato. Marco Barghigiani, pur se inibito, intratteneva rapporti con addetti di alcune Società in rappresentanza del Messina (!?!?). Esiste prova documentale che risulterebbe acquisita dalla Procura Federale per gli accertamenti del caso.

Ecco il perché della necessità di rinnovarsi con idee e metodologie diverse. Con una più dinamica collaborazione tra le Istituzioni del calcio e quelle di categoria. Idee e progetti a tutela delle professioni che l’Adise non ha mai inteso tutelare e per le quali necessita di essere affiancata, quanto prima, da altro organismo. L’adicosp, che già vanta un numero consistente di iscritti, chiederà a breve il riconoscimento in Federcalcio.

Il problema degli abusivi o “diversamente autorizzati” va combattuto e debellato. In questo la collaborazione della presidenza federale potrà risultare determinante. Segnali positivi, in tal senso, risulterebbero già arrivati. Provvedendo anche alla modifica di alcune norme. Se alle squalifiche ed alle sanzioni pecuniarie si aggiungessero punti di penalizzazione tutti i presidenti avrebbero modo di riflettere, prima di attorniarsi di collaboratori approssimativi, carenti nello specifico ed inadeguati . Per tutte le professioni occorrono tirocinio e specializzazione. I titoli rilasciati dal Settore Tecnico servono, dovrebbero servire all’uopo. Oggi, purtroppo, non è così. Come un direttore sportivo non potrà mai esercitare la professione dell’allenatore, non possedendone gli idonei titoli di base, altrettanto deve valere all’inverso. In risposta a precedenti incomprensioni, non basta richiedere la sospensione dai ruoli per assumere, senza nessuna preparazione specifica,  la carica di direttore generale (un geometra, infatti, non potrà mai essere ingegnere senza averne prima conseguito la laurea!). 

Nel contesto, limitandoci alla Lega Pro, la categoria che più interessa da queste colonne, si attende con impazienza la metà del mese di febbraio. Per quella data Gabriele Gravina ha annunciato la presentazione del nuovo progetto di rating. Indispensabile possederne i requisiti per il rilascio delle licenze nazionali della la prossima stagione sportiva.

Il Rating per la Lega Pro appunto. Ci si avvarrà di un nuovo metro di giudizio. Espresso sulle capacità di una Società di pagare o meno i propri debiti.  Il giudizio sulla solvibilità dei club. Sulla  capacità degli stessi di generare le risorse necessarie per far fronte agli impegni presi nei confronti di terzi e tesserati. Sulla integrità morale di presidenti e loro soci. Sulla qualità delle strutture societarie e dell’impiantistica sportiva.

Servirà per fare pulizia. Alzare la qualità per ridurre, abbiamo scritto recentemente. In assenza di riforme immediate ci sarà una selezione naturale. Il “dimagrimento” del format sarà inevitabile. Immagino il “magno” Claudio che si sta gonfiando il petto. Servirà per scongiurare le situazioni di difficoltà che si stanno registrando anche in questa stagione. Vedi Akragas e qualche altro club.

A Mantova, secondo quanto riportano le cronache locali, fatta le legge trovato l’inganno. Si è operato costituendo una compagine societaria con quote dei singoli inferiori al 10 per cento. Per evitare qualsiasi tipo di controllo sulle persone (sei soggetti che si alleano al 9% creano una maggioranza al 54 “fottendosene” di tutte le regole). Una eventualità deprecabile, che induce a interpretare che quello che lo fa propende al “baro”, alla quale si deve ovviare. Il codice di onorabilità deve riguardare tutti. Sia che si possegga l’uno per cento che l’intero capitale sociale di un club. La qualità di tutti, indipendentemente dalle quote possedute, deve essere sancita, sempre ed in ogni caso, dal casellario giudiziale.

Fuori dal sistema gli “hacker” del calcio, dunque. Se si vuole veramente riconquistare credibilità, immagine ed autonomia finanziaria. Lo comprenderanno tutti i presidenti?


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