Meglio un girone in meno che tante società fuori legge. Messina, Lucchese, Casertana, Padova, in troppi aggirano le regole, ma Gravina è pronto a fare pulizia

di Vittorio Galigani
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Il 6 marzo 2017. L’assemblea generale per l’elezione del presidente della Federcalcio. Potrebbe diventare una data storica. Scontata la candidatura di Carlo Tavecchio. Chiede la riconferma del suo mandato, sorretto dai suoi fedelissimi e spalleggiato, in questa tornata, anche dalla Juventus. 

L’avversario di turno, alle sue ambizioni, non si identifica in un singolo, ma in una emergente forza politica all’interno del sistema. Non il candidato, pertanto, ma la volontà manifesta di un gruppo che punta al riequilibrio generale del sistema calcio. 

L’obbiettivo comune, di più componenti, per giungere ad una soluzione ottimale che conferisca solidità all’industria del calcio nella sua totalità, confrontandosi nella progettualità. 

Un programma sostenibile che scaturisce dalle impellenti necessità, non solo economiche,  di tutte le entità che operano all’interno del variegato mondo del pallone. In buona sostanza: non si vive soltanto di serie A. Indiscutibile la forza che fa da traino della massima serie. Produce risorse economiche in quantità veramente industriale. Da sola, senza il sostegno professionale che sorge dal basso, non sarebbe però in grado di sostenersi. Nessuno, come è consuetudine dire, nasce “imparato”. Ricordo Riccardo Sogliano, uno dei migliori della sua generazione, direttore sportivo di un valido Parma in serie C. Come Marcello Lippi allenatore di Pistoiese e Carrarese, agli esordi, prima di approdare in serie A. La Lega Pro, riferendoci alla categoria che più ci interessa, offre, in questo senso, un contributo indispensabile. 

Dispone di una palestra insostituibile.

Risorse umane determinanti che sovente si tramutano in “eccellenze”. Non solo calciatori, tecnici e dirigenti. Basta pensare alla classe arbitrale. Un tirocinio necessario per un gruppo di lavoro dal quale emergono i migliori. Un “apprendistato” che premia in ogni stagione i cinque o sei più meritevoli. 

Un progetto, una linea di pensiero, legato quindi a una presa di coscienza che la serie A non deve sottovalutare. In assoluto. Indipendentemente dal singolo che sarà prescelto a rappresentarlo. Con la convinzione di votare una scelta politica, che potrebbe rivelarsi epocale e non il candidato.

L’affanno di alcuni Club. Una costante nel tempo. Lo porta con se l’inverno, ad ogni stagione sportiva. Allarmante la situazione societaria del Messina, preoccupa quella della Lucchese, legata alle vicende imprenditoriali del suo presidente. In riva allo stretto un tira e molla tra “guelfi” e “ghibellini” che non promette nulla di buono. Schieramenti che non garantiscono, nell’attuale, l’attività futura della Società. Il grande impegno, anche finanziario, del presidente Stracuzzi rischia di naufragare anche per la contestazione della piazza che non accetta la “confusione” creatasi nell’attuale. Addirittura più complicata la vicenda dei toscani, legata al fallimento dell’azienda proprietaria di quote sociali, che fa riferimento al presidente Bacci. La Lucchese nonostante una classifica rassicurante vede, all’orizzonte, un futuro nebuloso.

In questa ottica diventa basilare innalzare l’asticella della qualità per il rilascio delle licenze nazionali della prossima stagione. Già dal prossimo febbraio Gabriele Gravina, assistito dal suo management, presenterà il suo progetto al riguardo. Saranno imposti severi criteri selettivi riferiti alla valutazione della solvibilità e dell'affidabilità dei club. Non si esclude che si possa giungere ad una compressione del format. Oltre alle difficoltà di Messina e Lucchese altri club accusano “flessioni”. Anche di natura economica. Ulteriori carenze di natura infrastrutturale potrebbero portare a defezioni inaspettate.

Non ci sarebbe più da meravigliarsi se nel volgere di un paio di stagioni, a conferma di quanto da tempo “diagnosticato” da Claudio Lotito, si dovesse giungere ad una Lega Pro, di grande qualità e spessore finanziario, “compressa” in due gironi. Con una format “dimagrito” a 36/40 squadre.

Sarebbe finalmente la fine per i tanti “diversamente autorizzati”. I numerosi abusivi che aggirano le regole sfruttando espedienti che squalificano anche quei presidenti che accettano di porli in essere. Padova, Ancona, Taranto, Messina sono soltanto alcuni degli esempi. Sta emergendo una situazione poco simpatica che “sponsorizza” Polito, assurto, alla Juve Stabia, in un ruolo per cui non è abilitato. Alla Casertana, poi, si registra il trionfo dell’abusivismo. Beppe Materazzi e tale Martone esercitano ruoli in totale dispregio dei regolamenti.

Le Istituzioni del calcio hanno il dovere di fare chiarezza e far rispettare le norme. I tanti corsi di perfezionamento prestano il fianco all’esercizio di ruoli inusitati. Proliferano i consulenti di mercato, i responsabili dell’area tecnica, segretari con la qualifica di direttori generali. Tutti “diversamente autorizzati”. Alcuni sono anche squalificati. Si presentano di sovente (magari non tutti) muniti di un “interessante” zainetto la cui capienza e concretezza è tutta da verificare.

Cose che non si possono fare. Elevando la qualità e adottando criteri selettivi comprenderanno anche i presidenti? Sarebbe opportuno, per il bene del calcio.  

 


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