La “povertà” del mercato nel tempo della crisi e la figuraccia delle ripescate. Si torna in campo con una luce nel buio: finalmente i giovani alla ribalta della Lega Pro

di Vittorio Galigani
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La sessione invernale del calciomercato è iniziata senza grandi scossoni. Una consuetudine radicata nel tempo, ormai. Aggravata, nelle ultime stagioni, dalla poca disponibilità di liquido e dalle regole. La lista bloccata dei 16 “over” scoraggia tutti gli addetti ad avventurarsi in movimenti di mercato che non garantiscano un’adeguata copertura finanziaria e sportiva. Si è “scatenato” il Parma, si è attivato il Foggia, altrettanto sta facendo il Venezia. Tanti, poi, i movimenti minori. Da sabato 21 gennaio si torna in campo. Stravolgimenti sostanziali, però, non se ne sono ancora visti. Il leitmotiv di tutti i dirigenti? Dobbiamo prima sfoltire

Si giungerà all’inevitabile teatrino delle ultime ore. La corsa spasmodica per il deposito degli ultimi contratti e la recita degli addetti, davanti alle telecamere, pronti a stoppare l’ultimo dei ritardatari. Una scena di una “povertà” ineguagliabile. Prevale in ogni caso la convinzione che non cambierà molto. I pezzi più pregiati difficilmente cambieranno casacca, a meno di ritorni economici stellari, con una pregiudiziale, oggi i presidenti disposti a “svernarsi”, per il calcio, sono meno delle dita di una mano. Non c’è da biasimarli.

Prevale in tutti loro la volontà, in primis, di disfarsi di qualche contratto oneroso. Poi sarà una tornata di scambi, alle volte far cambiare aria ad un calciatore porta a risultati positivi.  Inaccettabile pagare stipendi e contributi per atleti estromessi dalla lista degli “over”. Penso al Catania, ufficialmente alla ricerca di una prima punta, ma che ha ancora in organico gente come Calil e Paolucci. Contratti mica da ridere. Difficile che un dirigente avveduto come Pietro Lomonaco si avventuri in operazioni che prevedono un aggravio, ulteriore, dei costi di gestione. Vedo anche difficile che i numerosi Club partiti con budget in economia, pur trovandosi attualmente in condizioni precarie di classifica, possano farsi carico, nell’attuale, di stipendi onerosi e fuori dalla loro portata. 

Non vedo realizzabile, per esempio, che il Guazzo (attaccante del Parma) della situazione, un esempio per tutti, possa eventualmente accettare un trasferimento nel meridione, in un club di seconda o terza fascia ed a condizioni economiche ridotte. Prescindendo da incentivi all’esodo ed altri ammennicoli di natura economica. 

I conti, in ogni caso, si faranno a fine stagione. Anche sulla opportunità o meno di mantenere, in futuro, il format delle 60 squadre attuali. 

Il lungo periodo di sosta è terminato. Il campionato dei campanili riprende a fine settimana. Sarà un week and interessantissimo. Basta dare uno sguardo alle classifiche. Di definitivo non c’è ancora nulla. Questo rende più appassionante la Lega Pro. Un torneo lungo, estenuante, imprevedibile. In questa stagione reso ancora più avvincente dai play off “extra large”, necessari per designare la quarta squadra, da aggiungere alle tre vincitrici dei rispettivi gironi, per il salto di categoria.

Nel girone A l’Alessandria ha messo una seria ipoteca sulla promozione diretta, nonostante la rincorsa avviata dalla Cremonese. Difficile se non impossibile l’inserimento di Livorno ed Arezzo. 

Più incerto il girone B. Venezia, Pordenone, Padova e Parma se la giocano alla pari. Con un quinto incomodo, la Reggiana, che non si è ancora arresa. Bisognerà verificare sul campo l’esito del sontuoso mercato dei ducali. Come se i polsi di Pippo Inzaghi e Perinetti sapranno resistere sino alla volata finale. Con una particolare attenzione al solido Pordenone, capace in campo, dietro la scrivania, con uno staff che conosce, nei dettagli, la categoria.

Matera, Lecce, Juve Stabia e Foggia sono le magnifiche quattro del girone C. Dietro di loro il vuoto. Sino ad ora si sono tutte alternate in vetta alla classifica. Matera, una vera macchina da gol, miglior attacco in assoluto di tutta la categoria, pratica un gioco fluido e piacevole. La guida un vincente, Gaetano Auteri, al quale la primavera regala sovente successi e sorrisi. I lucani si candidano come favoriti. Juve Stabia, una corrazzata, possiede l’organico più completo del girone, qualche scricchiolio turba l’armonia dello staff. Foggia il portafogli più capiente, ma si vince sul campo non con la disponibilità economica. Lecce la capacità di Padalino e Meluso, la vena realizzatrice di Caturano e la spinta di tutto il Salento. Per il primo posto sarà comunque lotta avvincente sino all’ultima di campionato. 

E le zone basse della classifica? 

Otto dei club ripescati ad inizio di stagione sono coinvolti nella lotta per non retrocedere. Inesperienza o incapacità? Solo tre degli 11 (Olbia, Albinoleffe e Unicusano Fondi) navigano in acque tranquille. Ci sono anche nobili decadute tra coloro che lottano per non perdere la categoria. Spiccano Modena, Mantova, Catanzaro, Reggina e Taranto. Il Teramo dopo la scoppola del calcio scommesse fatica a risollevarsi. Dal prossimo week and inizierà, per tutte, un nuovo campionato. Chi ha sbagliato programmi e progetti ha tempo sino a fine mese per porre rimedio agli errori. 

Sembra sulla buona strada Eziolino Capuano che abituato, come lui stesso asserisce, a friggere il pesce con l’acqua minerale, sta guidando il Modena verso una posizione di classifica più tranquilla. Lodevole l’impegno di Mimmo Praticò, a Reggio Calabria, nell’affrontare una intrigata situazione ambientale ed una classifica asfittica che non promette nulla di buono. Il presidente Pino Cosentino ed i suoi più stretti collaboratori, intrapresa la via della ricostruzione, riusciranno a salvare il Catanzaro. 

Alla resa dei conti, però, tutto può ancora succedere. Benedetta matematica. 

Con un fiore all’occhiello. I giovani. Il futuro del nostro calcio. Finalmente anche dalle nostre parti si mandano in campo. Per scelta, non per imposizione regolamentare vincolata al denaro (minutaggio). Questa deve essere la “mission” della ex serie C. Talenti li abbiamo anche in casa nostra. Basta seguirli, crederci e valorizzarli. 

La terza serie deve tornare ad essere fucina per i club della massima serie. Alle Società deve essere ricompensato il lavoro profuso nell’addestramento. Ragionando a sistema e attribuendo alla valorizzazione (appunto) un riconoscimento economico adeguato. Serve un’inversione di rotta. Ne trarrà vantaggio tutto il calcio professionistico. Vanno cambiati i rapporti con le Società di serie superiore. Gli attuali incentivi a presenze, prestiti, diritti di riscatto e contro, debbono essere cancellati. Danneggiano soltanto le Società di Lega Pro e scoraggiano, in categoria, gli investimenti nei settori giovanili.


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