La panacea di Tavecchio per i mali della Lega di Serie A (e dare una mano a Serie B e Lega Pro). Controlli e riforme immediate per non rischiare il default

di Vittorio Galigani
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Il sistema calcio non produce ricavi sufficienti per mantenere il format attuale. Dalla serie A alla Lega Pro. In ogni serie ci sono diatribe, incomprensioni, rivalità. Tutte imperniate sulla distribuzione delle risorse finanziarie. Lotte intestine in serie A tra i top club (la Juve percepisce ben oltre i cento milioni di euro) e le società minori (il Crotone soltanto 18). La disparità non premia i sacrifici delle Società minori. Il tutto porta, nel presente, al mancato accordo per la nomina del presidente di categoria. Il commissariamento è inevitabile. La persona più idonea a ricoprire il ruolo di commissario è Carlo Tavecchio. Rappresenta l’espressione più autorevole del sistema ed è giusto che, in questo delicato momento di transizione, prenda lui le redini del comando. Si prospetta un periodo particolare durante il quale ci si dovrà avviare all’introduzione di riforme determinanti. Il riferimento è per le necessarie modifiche allo Statuto e la scelta della nuova governance. La presenza di un soggetto con la conoscenza approfondita delle problematiche è indispensabile.

I tagli apportati alla contribuzione economica spettante alle serie inferiori, B e Lega Pro, accentuano le difficoltà dei club appartenenti a quelle categorie. Tra i cadetti, negli ultimi anni, diverse Società hanno dovuto superare le difficoltà prodotte dalla carenza di ricavi. Gli esempi di Como, prima e del Latina, recentemente, mettono alla luce situazioni oltremodo preoccupanti. Da più parti ci si interroga sulla situazione del Vicenza e cosa potrebbe accadere se il club veneto dovesse retrocedere. Altri ancora accusano debiti (milionari) nei confronti dell’Erario con problemi di non facile soluzione.

Il presidente della Lega Pro, in considerazione anche delle molteplici difficoltà accusate in alcune piazze, nel corso dell’attuale stagione sportiva, sta valutando alcune soluzioni alternative per arrivare alla riduzione dei costi di gestione. Maceratese ed Ancona sono solo la punta di un iceberg che si sta sgretolando. Altri club rischiano di essere coinvolti in situazioni di bilancio pericolose. La panacea non può essere la riduzione del tesseramento dei calciatori “over”. Comporterebbe, per di più, l’approvazione dell’Associazione Calciatori.

Balza all’occhio che vanno immediatamente bloccati i ripescaggi. Che occorre un controllo capillare sulla solvibilità ed onorabilità dei soggetti che intendono accedere alla gestione dei club. Su coloro che decidessero di appropriarsi di quote minimali. Fosse anche un misero un per cento. Che bisogna snellire al massimo le procedure. Chi non ha rispettato gli impegni verso i tesserati e l’Erario deve essere sanzionato con immediatezza. Ci sono club che non hanno pagato stipendi e relativi oneri, per i mesi di novembre e dicembre scorsi, che ancora non risultano deferiti. Tanto meno penalizzati. Altrettanto dicasi per chi, trascorso il termine del 31 gennaio, non si è messo in regola che la fidejussione campionato (il richiamo alla Gable è d’obbligo). Le sanzioni debbono essere afflittive nella stagione in corso. Nell’attuale il campionato, che si sta avvicinando alla conclusione, mostra situazioni di classifica “fasulle”. Non è corretto nei confronti dei club che si sono dimostrati virtuosi. Con un richiamo. Un passo indietro dell’Antitrust sulla richiesta delle garanzie fideiussorie, limitandola alle sole polizze bancarie, non sarebbe disdicevole.

Situazioni, quelle sopra esposte, che dimostrano quanto sia appunto indispensabile la riforma, immediata, dei campionati. La Lega Pro non può sostenere il format a 60 squadre. Per la qualità delle Società partecipanti. Per la salute finanziaria della categoria. Per la indispensabile selezione della classe dirigenziale. La “confusione”, il vuoto di potere e l’abisivismo  che regnano in Ancona non sono sopportabili.

Non sarebbe errato pensare a una categoria “cuscinetto” tra serie D e Lega Pro. Una sorta di semiprofessionismo. Era già tanto di moda ai tempi del presidente Cestani. (Ri)crearlo per dar modo alle Società promosse dai dilettanti di dimostrare la loro solidità economica e strutturale. Una fase istruttiva e di studio, di organizzazione e consolidamento. In definitiva un “pass” indispensabile per l’ammissione, definitiva, al professionismo più puro. Il tutto permetterebbe alle Istituzioni di esprimere la migliore delle valutazioni. Eviterebbe la concessione di deroghe che, il più delle volte, si dimostrano inutili ed infruttifere. Occorrerebbe la disponibilità ministeriale per l’applicazione di norme contributive più accessibili alle casse delle Società. Ne trarrebbe indubbio beneficio tutto il sistema.

Solo per citare un esempio, nel presente la maggior parte dei club ripescati ad inizio di stagione, otto su dieci (Racing, Lupa Roma, Olbia, Fano, Forlì, Taranto, Melfi e Vibonese), occupano la parte più bassa delle classifiche.

Sono la dimostrazione, indiscutibile, della sconfitta di quella linea di pensiero che ha preteso la ricostituzione del format a 60 squadre


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