GRAVINA NON FARE … LA RAGGI

di Vittorio Galigani
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Era il 22 Dicembre 2015, un anno fa esatto e Gabriele Gravina veniva eletto nuovo Presidente della nostra Lega Pro. 

Terminava l’era Mario Macalli. Contraddistinta da una gestione personalizzata e che, dopo il Commissariamento, ha fatto emergere gravi irregolarità, condanne della Giustizia sportiva e del TAR del Lazio per la vicenda “marchi” del Pergocrema, certamente poco edificanti per l’ex presidentissimo (18 anni di guida incontrastata). 

E allora aria nuova (finalmente) nella Lega Pro con Gabriele Gravina che, insieme ad altri, si era battuto contro la vecchia governance. Non a caso il suo programma elettorale si chiamava “Idee per il cambiamento, la Lega Pro dalla A alla Z”. L’avevamo accolto con entusiasmo e sorretto con determinazione.

E’ trascorso un anno. Giusto tracciare un bilancio della nuova gestione per vedere se le idee sono rimaste nelle intenzioni e verificare i cambiamenti concretamente avvenuti. 

Nessuno possiede la bacchetta magica. Non vuole essere soltanto una premessa. Il lascito del passato un fardello pesante, come la Sindaca Raggi ama ripetere spesso. Tuttavia, l’impressione di un certo immobilismo e del poco  “coraggio”, nell’affrontare i temi più pressanti della Lega Pro, è una sensazione, incresciosa, che non si può tacere. 

Ripercorriamo brevemente quel “corposo” programma elettorale per analizzare con serenità le cose già fatte e quelle (molte) ancora da fare. La cultura del “fare”, con quella del “proporre” e quella del “progettare” debbono tornare prepotentemente alla ribalta. 

Così si leggeva nel citato programma al capitolo “La nostra missione”. E’passato un anno e non sembra, purtroppo, che le cose siano cambiate nella totalità delle previsioni. 

E’ stata vinta la dura battaglia per mantenere il format a 60 squadre, ma la crisi di tante società è ancora, palesemente, sotto gli occhi di tutti. Nuova governance con vecchi problemi. Purtroppo.

Possibile che già a Novembre le classifiche e i risultati del campo siano stravolti dalla penalizzazioni? Il Como è fallito prima di iniziare il campionato. Maceratese, Casertana e Lucchese sono state già colpite dalla scure della Giustizia sportiva. Anche relativamente alle scadenze di Dicembre le notizie che trapelano dai club non sono totalmente rassicuranti. 

Possibile che, in accordo con la Federazione, non si riescano ad evitare quegli asterischi sulle classifiche di Lega Pro attraverso un sistema esecutivo, concreto. Soprattutto con un metodo serio non si riescano ad escludere dei Presidenti improvvisati. Virus umani, introdotti al sistema, dalle risorse asfittiche?

L’occasione, per la Lega Pro, di imporre al sistema calcio professionistico un filtro serio, veritiero, non valicabile sulla solidità, è (auguriamoci momentaneamente)  finita nel nulla. L’esempio del calcio inglese, al riguardo, è invidiabile. L’imprenditore di riferimento delle società calcistiche che ha avuto vicissitudini con il fisco (anche per fatti extracalcistici) non può acquisire una società né tantomeno dirigerla (Cellino docet).

E allora ben vengano i tagli al format (immediati) e una riforma seria del calcio professionistico. La Lega Pro sia da traino a questo movimento. Non fare sentire la propria voce è un rischio enorme. Sintomo di debolezza.

“Una Lega in grado di portare avanti con fierezza e lungimiranza un progetto nuovo ed al passo con i tempi”. E’ sempre il programma elettorale che parla. La sensazione, nel presente, è di tutt’altro tenore. 

Club in difficoltà, penalizzazioni, risorse che piovono solo dall’alto. Il confronto con la Serie “B” è impietoso. Sul piano dell’immagine e sul piano delle risorse. 

Inutile paragonarsi alla visibilità che offre la piattaforma Sky con trasmissioni dedicate che attirano, soprattutto il sabato, milioni di telespettatori. La conseguenza positiva di tale visibilità è sotto gli occhi di tutti, con vantaggi per tutto il sistema Lega. 

Anche la programmata giornata di campionato del 30 Dicembre, sul modello inglese, porterà audience e popolarità. Il confronto con il sistema “Lega Pro Channel” è impietoso in termini economici e di audience. 

Eppure questa stagione di Lega Pro vede fra i protagonisti piazze importantissime, quali Parma, Venezia, Lecce. Un accordo con Sky, che risulta essere purtroppo sfumato dopo mesi di trattative, avrebbe consentito un salto di qualità notevole e di conseguenza di avere, finalmente, un vero sponsor che manca da decenni. 

Sui media è lampante la scarsa visibilità, sui giornali gli spazi sono sempre più limitati e sulle reti televisive nazionali, la Lega Pro è praticamente assente. Trascurata. 

Gabriele Gravina conosce le stanze, gli spifferi, i percorsi più gratificanti. Dirigenti e collaboratori che fanno parte del suo staff gli potranno essere di grande aiuto. Ricostruire il rapporto con la stampa, organizzare convegni, lanciare idee nuove e ridare visibilità è senza dubbio uno dei risultati di maggiore prestigio che deve conseguire la governance attuale. Un lustro che Gabriele Gravina non deve assolutamente trascurare. 

La sensazione (a dire il vero poco gradita) di una gestione accentratrice lascia, alcuni, perplessi. Nel timore di rivivere fantasmi, sgradevoli, del passato. C’è da riprendere in mano un “vecchio” programma e cercare di attuarlo. 

Questa sarà la vera “mission” per il nuovo anno! 

Si parlava di seconde squadre, di organigramma interno da potenziare, di rapporti con la FIGC, di modifica dello Status giuridico della Lega Pro in forma associativa riconosciuta. 

L’ambiente, i presidenti (come i romani) desiderano non rivivere le promesse della Sindaca Raggi. Gabriele Gravina raddoppi le energie, si rimbocchi ancora più le maniche e dia celere attuazione al programma. Non abbia timore dei tempi e non retroceda davanti ai modi.


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