Gli abusivi rovina del calcio. Adicosp un’idea alternativa a tutela delle professioni e non solo. Più qualità, meno club e squadre B, vogliono dire tanti soldi in Lega Pro?

di Vittorio Galigani
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Il calcio sta diventando il regno degli abusivi. Imperversano prevalentemente in Lega Pro. Direttori Sportivi, allenatori, responsabili della comunicazione, del marketing ed altri ancora. Soggetti senza titolo e qualifica che agiscono da infiltrati nel sistema. Agevolati dalla accondiscendenza di taluni presidenti. Quelli che per primi dovrebbero pretendere il rispetto delle norme e che invece concedono spazi a intrusi carenti di preparazione specifica e professionalità.

La categoria degli abusivi “galleggia” grazie anche a norme mai sufficientemente chiare. Regole che si prestano a più interpretazioni. Cavilli che permettono ai “furbi” di aggirare qualsiasi ostacolo. Ha fatto scalpore, recentemente, il salto triplo di quel direttore che in meno di sei mesi si è accasato in tre diversi club.  Un record da guinnes dei primati. Lo vietano, certamente, le disposizioni federali e di categoria. Lo proibiscono, con veemenza maggiore, l’umana ragione e la coscienza del saper vivere. 

Gli abusivi ci sono anche tra gli allenatori, in Lega Pro. A Taranto, per esempio, dopo l’esonero di Papagni, la squadra venne affidata, nel breve periodo di deroga autorizzata dal Settore Tecnico, a Fabio Prosperi. Un allenatore inserito nei quadri societari, ma sprovvisto della licenza Uefa A. Quindi non abilitato a quel ruolo.

Esaurito il periodo di deroga, venne tesserato in qualità di responsabile della prima squadra Franco Dellisanti. Presentò certificato medico di inabilità temporanea. Fabio Prosperi, con quell’escamotage, continuò ad andare in panchina.

Per completare l’opera, nell’impossibilità di Dellisanti di esercitare, è stato successivamente assunto Pantaleo De Gennaro. Diplomato a Coverciano ed in in possesso di licenza Uefa A. Una copertura, palese, per Fabio Prosperi che nel corso della settimana continua a dirigere gli allenamenti ed a svolgere mansioni da responsabile tecnico della prima squadra. Con risultati peraltro mediocri. De Gennaro “recita” il suo ruolo soltanto in sala stampa nel pre e post gara.

Una situazione “fantozziana” che mortifica la categoria degli allenatori ed espone il club, poco propenso a rispettare le regole, a una pessima figura. Ma tant’è!

Agenti di calciatori che esercitano da diesse, addetti alla comunicazione che fanno i segretari, altri ruoli da comprimari affidati a neofiti del calcio ed a soggetti squalificati, completano il panorama di un sistema che necessita di una revisione generale. Un restyling capace di restituire solida credibilità a tutto il movimento.

Con questo spirito sta sorgendo una associazione di addetti ai lavori. In prevalenza direttori sportivi. Agirà a tutela della propria categoria e non solo. Vanta già un buon numero di iscritti. A breve chiederà il riconoscimento ufficiale della Federcalcio.

Del gruppo di lavoro fanno parte anche  affermati professionisti nel ramo legislativo e finanziario. Si propone di sottoporre alle Istituzioni del calcio un progetto a tutela delle professioni. Un valido contributi per la soluzione delle molteplici problematiche che assillano il sistema calcio. Per il rispetto delle norme ed il sostegno delle ormai improrogabili riforme.

L’Adicosp, questa la denominazione, non sorge in antitesi all’Adise o di altri organismi. Intende invece collaborare con le Istituzioni e con tutte le altre associazioni di categoria per il conseguimento di risultati che portino beneficio al sistema. A tutela appunto delle professioni, della gestione finanziaria, tecnica e sportiva, della ricerca alternativa dei proventi. Un ingresso rispettoso ed in punta dei piedi con il solo scopo di aiutare la crescita della qualità nell’ottica della preannunciata sostenibilità nel mondo del calcio. 

La Lega Pro e le squadre B. Una ipotesi certamente intrigante. Quali e quanti potranno essere i club della serie maggiore interessati e pronti ad aderire? Quale la formula?

Pessima l’idea dell’inserimento fuori classifica. In un ambiente già tanto deteriorato, dalle scommesse e dagli illeciti, alimenterebbe la teoria del sospetto. La mancanza delle retrocessioni per le squadre B, potrebbe far presupporre, in alcune partite, un impegno agonistico più blando. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. A pensar male è peccato, ma in molti casi ci si indovina! In altri Paesi ed in altri campionati le squadre B vengono regolarmente promosse o retrocesse in virtù dei risultati ottenuti sul campo. Il tutto sino alla soglia della massima serie.

E’ comunque  presumibile che alzando l’asticella della qualità il format della Lega Pro subirà delle modifiche in basso. Difficile se non impossibile che si rimanga in 60 club. In due, massimo tre campionati potremmo ritrovarci con due gironi da 20. Incluse le squadre B di alcuni club blasonati. L’utilità della riforma sta tutta lì.  Sull’entità delle maggiori somme che saranno introitate dalla Lega Pro grazie agli accordi perfezionati con i padroni del vapore. La Lega di serie A. Potrebbe essere una occasione irripetibile per portare la terza serie ad una gestione economica finalmente attiva. 

Salvando, ci si augura, quel 17 per cento che fa tanta gola a Beretta ed ai suoi sodali. Il potere, si usa dire, logora chi non ce l’ha!


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