Elezioni in Federcalcio e quel Maglione che va stretto a un calcio bisognoso di riforme e non di contese personali

di Vittorio Galigani
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Non si può non aprire una “finestra” sulla contesa  el prossimo 6 marzo che porterà all’elezione del nuovo presidente federale. Sull’argomento ho apprezzato, molto, una riflessione di Andrea Abodi “il voto deve essere la risultanza di una consapevolezza, non di un ordine di scuderia”. In passato ho preso posizione su pressioni e promesse, più o meno presunte, che venivano effettuate contattando i presidenti dei vari club di Lega Pro. Nel corso dell’assemblea delle Società tenutasi a Firenze lo scorso 16 febbraio, non è passata inosservata la presenza e l’attivismo, entrambi inopportuni, di Francesco Maglione. L’attuale amministratore del Melfi è stato inibito il 6 febbraio scorso per un anno (vedi comunicato ufficiale Figc – L.N.D. – C.R Campania - n° 75 Figc del 9 febbraio 2017) per una storia di 13 giovani calciatori mandati in campo, ai tempi del Savoia, nella categoria giovanissimi, malgrado non fossero tesserati e non fossero stati sottoposti ad accertamenti medici ai fini della loro idoneità sportiva.

Francesco Maglione, fa parte del consiglio direttivo di Lega Pro, regolamento vorrebbe che, da squalificato, gli fosse precluso non solo l’accesso alla sede, ma anche la partecipazione a riunioni del direttivo ed assemblee di Società. Sembrerebbe anche che, negli ultimi dieci anni, lo stesso Maglione abbia già subito altre inibizioni e che abbia di conseguenza “sforato” i dodici mesi previsti dall’articolo 29 dello statuto della Federcalcio e sia quindi da ritenere ineleggibile. Nulla di personale contro l’avvocato Maglione. Una grave “dimenticanza”, in ogni caso,  per la Lega Pro che con l’avvento di Gabriele Gravina ha fatto della qualità il suo biglietto da visita. Norme, statuto e codice etico, in materia, sono di una chiarezza esemplare. Andrea Abodi è un ottimo professionista ed una persona perbene, non ha assolutamente bisogno di certi paladini.  

In passato ho sempre criticato i metodi adottati da Mario Macalli nel modo di condurre la Lega Pro. Sono stato tra i primi sostenitori di una politica federale trasparente. Ho sempre sollecitato la costituzione di un tavolo, con tutte le componenti, ragionando a sistema. Indispensabile per trovare la soluzione a tutti i “mali” che affliggono il calcio italiano. Deve prevalere la collaborazione, senza concedere priorità alla categoria. Lo scontro non porta a nulla di positivo. Nel Paese dei campanili (lo spot televisivo della serie B lo insegna) Serie A, Serie B e Lega Pro, nei rispettivi ambiti, svolgono tutte un ruolo determinante. “Tanta roba”, indiscutibilmente, il denaro che produce la serie maggiore, mai da sottovalutare, però, il prezioso e certosino lavoro  nella formazione  svolto dai club della terza serie. Una prestazione eccellente che deve avere un adeguato riconoscimento economico. 

Nelle intenzioni, Tavecchio ed Abodi vogliono entrambi raggiungere lo stesso obbiettivo. Risanare l’industria del calcio. Hanno scelto due percorsi diversi. Politiche di lavoro diseguali. Trapela, all’esterno, che si starebbe lavorando poco sulla validità dei programmi e molto sullo scontro personale. L’accenno allo stalking non è irrituale. Non è certamente una bella cosa. In dirittura d’arrivo non sono esclusi né colpi bassi né il guado del fiume di qualche “franco tiratore”. 

La “battaglia” elettorale, se così la si vuole definire, poggia molto sulla riforma dei campionati. Nei modi, nei tempi e nei metodi. Una visione diversa, tra i candidati, per arrivare allo stesso risultato. Una situazione condivisa anche dal Coni. Il calcio professionistico italiano, nel presente, non può “reggere” finanziariamente 102 club. Altrimenti non si parlerebbe insistentemente di “sostenibilità” di “qualità” e di “riforme”. Tre componenti indispensabili da attuare nell’immediato futuro.

Logico che Gravina lavori a tutela delle proprie Società. Su una più equa ripartizione delle risorse finanziarie e non solo. Ponendo comunque, con il modello Rating recentemente presentato, dei paletti importanti per le modalità di iscrizione. Cambia la forma, ma non la sostanza. In tre/quattro anni il format della Lega Pro subirà un ridimensionamento notevole.

Tavecchio o Abodi? 

Il “vecchio” presidente ha fatto esperienza. Dopo un inizio “traballante” ha indovinato più di una mossa. Ha guadagnato punti a livello internazionale e la stima di alcune componenti che in precedenza lo avevano osteggiato. Non da ultima la Juventus, altri club e la categoria degli allenatori. Renzo Ulivieri è persona a modo e se ha deciso di schierarsi deve aver riscontrato la bontà di determinati programmi. La rispondenza su determinate richieste avanzate e la tutela della categoria che rappresenta.

Andrea Abodi sta facendo più che bene  in serie B. Si ha la sensazione che si sia candidato più per spinta ricevuta che per una propria convinzione. Non ha neppure avuto grandi possibilità di spiegare personalmente i suoi programmi. Vale veramente la pena abbandonare quel progetto di crescita, un patrimonio per la categoria, sul quale lavora da tempo con successo e che sta facendo apprezzare la “cadetteria”?

 


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