Condanna alla violenza, società non esenti. Sugli stadi urge una svolta. Il caos nelle Leghe maggiori: sarebbe meglio litigare dopo le riforme

di Vittorio Galigani
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V. GALIGANI
V. GALIGANI

La violenza. Quindici minuti di ritardo sull’inizio delle partite nell’ultimo turno di Lega Pro. Voleva essere un segnale “educativo” a tutto il sistema. Un monito, principalmente, a quelle frange di pseudo tifosi (esagitati) che usano la violenza, sotto qualsiasi forma di espressione, nei confronti dei calciatori, dei loro famigliari, delle loro auto. Senza dubbio un messaggio della associazione calciatori per manifestare la propria presenza. Nella sostanza un nulla di fatto. Ovvio che occorrano leggi dello Stato più stringenti e norme sportive più severe. In ogni caso insegnamenti comportamentali ed educativi. Per tutti. Anche per i calciatori ed i dirigenti. Si, perché il quarto d’ora di ritardo perde ogni valore quando si manda in “scena” quella grande “azzuffata” in campo , tra giocatori. Nel pre partita di Foggia - Lecce. Davanti a 20 mila spettatori presenti sugli spalti ed alle telecamere che diffondono le immagini in tutt’Italia. Poi si è voluto minimizzare, logicamente. 

Si dovrebbe anche commentare quel comunicato stampa del Taranto che domenica scorsa, per una sconfitta, ha accusato i propri calciatori, con poca coerenza, di scarso impegno. Nel pomeriggio di mercoledì alcuni scalmanati hanno invaso il campo di allenamento, allo Iacovone, contestando violentemente. E’ volato più di uno schiaffo. La situazione si è fatta veramente critica.  

Il tutto porta a una sola conclusione. Se quelli sono i messaggi inviati dagli attori, non ci si può certamente attendere nulla di tanto diverso e positivo nelle reazioni di alcuni “desaparecidos” (perché non si può parlare di tifosi). Soggetti peraltro spesso fuori dal controllo della società civile e del mondo.

Stadi. La bellissima scalata da tempo intrapresa dalla Virtus Francavilla rischiava di interrompersi bruscamente. Un crescendo di vittorie in tutte le categoria, sino alla Lega Pro, rischiava un triste tramonto. E’ dovuto intervenire, a piedi uniti, il presidente Antonio Magrì per ricondurre tutti all’ordine. Lo stadio di Francavilla necessità di lavori di adeguamento imposti dalla categoria. Si rischia il trasloco, temporaneo, in altra struttura (Brindisi?). Una soluzione che non piaceva alla frangia più accesa della tifoseria resasi protagonista di minacce neppure tanto velate. Per di più la lentezza burocratica della Amministrazione locale intralciava i programmi. Serviva un decisa presa di posizione.  Magrì è dovuto intervenire, con pochi decisi concetti ha messo in riga tutti. Il pericolo del ritorno nei campionati regionali ha convinto tutti, ha dissolto tutte le nubi. D’incanto. Il Comune ha approvato, nell’immediatezza, il bilancio, sbloccando in tal modo l’iter procedurale ed i tifosi si sono ravveduti sulla inopportunità (eventuale) di un temporaneo trasloco nella vicina Brindisi. Nel prossimo futuro la Virtus Francavilla, tempi e metodi necessari per il restyling, giocherà stabilmente al Giovanni Paolo 2°. Il “suo” stadio.

Il riferimento a Francavilla Fontana ha una motivazione. Riporta ad un problema generale, di grande importanza, che riguarda l’impiantistica. Coinvolge necessariamente il format. Indice di una selezione inevitabile per l’idoneità, precaria, che si registra in più stadi. Una riforma indispensabile che escluda ogni deroga futura e che imponga un controllo preventivo sullo stato delle strutture. Già dalla serie D. Dove anche squadre di “quartiere” si stanno avvicinando, a grandi passi, al professionismo. Gli stadi sono tutti a norma? Nel rispetto di quella asticella della qualità indispensabile per giungere a una Lega Pro sostenibile.

Il flop. I timori della vigilia si sono concretizzati. Le Società di serie A non hanno trovato nessun accordo. Non è stato eletto il presidente, non si è parlato di statuto, non sono stati designati i due consiglieri che avrebbero dovuto rappresentare la serie A in Consiglio Federale il 27 . Un “disagio” che si ripercuote anche sulle categorie inferiori. Il contrasto tra la base ed i top club verte sulla ripartizione dei diritti televisivi. L’antagonismo tra i pro ed i contro Claudio Lotito è passato in secondo piano. La crisi appare ormai insanabile. Nel Consiglio Federale, che si terrà lunedì prossimo a Firenze, Carlo Tavecchio, nel rispetto dei regolamenti, provvederà a far decadere la governance attuale, azzerando tutte le cariche. Le norme gli attribuiscono la facoltà di affidare al dottor Ezio Simonelli, Presidente del collegio dei revisori dei conti, la “gestione provvisoria” della Lega, per un periodo più o meno congruo, durante il quale andrà esperito il tentativo, estremo, di trovare l’accordo. Ipotesi allo stato attuale molto improbabile. 

Appare evidente che il commissariamento della Lega di serie A, salvo ripensamenti allo scadere del tempo massimo, è ormai dietro la l’angolo.

Con l’aria che tira sembra anche incerto che sabato 25 marzo l’assemblea di Lega della serie B provveda all’elezione del suo presidente. I contrasti sono talmente evidenti che più di una Società ha manifestato l’intenzione di non presenziare. L’Assemblea rischierebbe a quel punto di saltare per il mancato raggiungimento del numero legale. I tempi, anche per la B, diventano ristretti.

Messaggi trasversali, allarmanti, di una coesione solo apparente tra tutti i presidenti. In tutte le categorie. Che indicano quanto sia necessario intervenire, quanto prima, con le indispensabili riforme


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