Calciomercato: bambole non c’è una lira! Solo il “teatrino” dell’ultima sera. Finalmente la task force anti abusivi. Giù le mani, tutti, dalla mission della Lega Pro

di Vittorio Galigani
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Lega Pro. La lunga sosta. La campagna trasferimenti. Le molte chiacchiere ed i tanti futili commenti. Accade a gennaio con la finestra invernale di calcio mercato, tanto lunga quanto inutile. Assisteremo anche quest’anno alla farsa delle operazioni concentrate nelle ultime ore, con la rincorsa al deposito degli ultimi contratti allo scadere del tempo utile. Una sceneggiata, ormai usuale, davanti alle telecamere che si potrebbe (dovrebbe) evitare. Chissà se qualcuno ha mai pensato (Adise inclusa) quanto potrebbe essere più utile ridurre ad una sola settimana, massimo entro la seconda di gennaio, il periodo invernale di calciomercato. Alla ripresa delle ostilità gli organici sarebbero tutti definiti e nella piena disponibilità degli allenatori.

Mercato, come ormai consuetudine, all’insegna del “bambole non c’è una lira (euro)”! Fatta eccezione per alcuni club che basano (antepongono) la loro forza economica, senza porre limiti ai costi di gestione, alle capacità manageriali (di scouting) dei propri responsabili di settore. 

Una “pecca” questa che potrebbe risultare estremamente onerosa ed infruttifera a medio termine.  I campionati si vincono con la programmazione non con i soldi. Perlomeno non soltanto con quelli. Chiamando sempre banco, come fosse una partita di “Chemin de Fer” si rischia di creare soltanto “buchi” sul tavolo, inutilmente. Le esperienze del passato, anche recente, sembrano non aver insegnato nulla  a più di una proprietà. Alla resa dei conti, nonostante il fascino dei play off, le promosse saranno, in totale, soltanto quattro. Una sola, su 28, emergente dagli spareggi. E’ sensazione che non tutti i presidenti debbono averlo compreso. 

Con un ulteriore risvolto, inquietante, sulla “mission” della Lega Pro che viene svilita. Riguarda quei club che concentrano le loro attenzioni su calciatori, dalla carta d’identità sdrucita e dai costi di gestione oltre la norma, provenienti dalle categorie superiori. Sintomo che radiazioni e fallimenti, di un passato più o meno recente, non hanno ancora insegnato nulla. Dal “Manzanarre al Reno” come asseriva il Manzoni.

Sembra finire in una bolla di sapone la vicenda delle fidejussioni che diverse Società avevano sottoscritto con la Gable Insurance. La Compagnia recentemente dichiarata fallita e quindi non più in grado di assolvere agli impegni assunti. Sta intervenendo la AON un affermato Broker inglese, con un trascorso anche nel calcio quale main sponsor del Manchester United, dalla conclamata solvibilità e in grado di surrogare, a costi accessibili, le precedenti mancanze di altri. La scadenza del 31 gennaio non sarà più un problema per nessuna di quelle Società di Lega Pro (più di venti). Come per chi, come il Venezia, aveva rilasciato garanzia fideiussoria Gable, nell’ordine di svariati milioni, per lo splafonamento dei contratti ai propri tesserati. Quando appunto si parla di “mission” e di gestioni oculate!

Porre l’indice, da queste pagine, sugli abusivi, gli squalificati, gli intrusi che a qualsiasi titolo operano, negativamente, nel mondo del calcio ha sortito un effetto positivo. C’è finalmente da rallegrarsene. Alcuni presidenti hanno preso coscienza della gravità della situazione. Franco Fedeli, alla Sambenedettese, è stato tra i primi a scendere in campo contestando lo stato inadeguato del suo direttore sportivo. A livello istituzionale si è mosso il vertice della Lega Pro con la volontà politica di delegittimare gli abusivi e gli inopportuni mascherati sotto qualsiasi veste. 

Delegati di categoria, ufficialmente incaricati, stanno finalmente monitorando la posizione di alcuni soggetti che operano, inopinatamente, all’interno di alcuni club. Su Ancona, Messina, Taranto  ed altre Società le inadempienze sarebbero già state accertate. Le opportune segnalazioni inviate agli Organi di competenza.

L’inizio, ci si augura, di una nuova era. Nel rispetto dell’innalzamento della preventivata asticella della qualità,  dall’inizio della prossima stagione sportiva i controlli saranno, anche in questo senso, più rigidi. La “salute finanziaria”, gli stadi, le infrastrutture in genere diverranno gradualmente paletti insormontabili per chi vive il sistema in modo approssimativo e nel dispregio delle norme.

Società che vivono gestioni precarie, dal punto di vista economico e strutturale, non potranno partecipare ai campionati. La riduzione, nel volgere di due o tre anni, sarà automatica. Un format con due gironi da 18/20 squadre non è più da considerarsi una ipotesi astratta. 

Servirà finalmente da deterrente per tutti quei presidenti/dirigenti che vengono meno alla “mission” della categoria. Che tradiscono il concetto della valorizzazione dei giovani come qualità di un prodotto indispensabile alla massima serie. All’insegna del tutto e subito costi quel che costi. 

E’ infatti già accaduto che progetti stellari, di proprietà tanto territoriali quanto esterofile (russe e cinesi), siano miseramente naufragati nelle voragini lasciate spalancate su buchi di bilancio impossibili da riparare.

Sul tintinnio allarmante di qualche campanellino stendiamo, per il momento, un velo pietoso!


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